CORTOMETRAGGIO


.

Un cortometraggio è un film la cui durata normalmente non supera i 30 minuti complessivi. Tuttavia secondo la normativa italiana un cortometraggio può durare fino a 75 minuti. I corti – come vengono chiamati in gergo – derivano il loro nome appunto dalla lunghezza della pellicola, a sua volta definita nel linguaggio cinematografico appunto “metraggio”.

Alcuni cortometraggi rappresentano un filone del cinema di animazione, attraverso cui giovani artisti e cartoonisti esprimono varie forme di rappresentazioni ed animazioni secondo gli stili più diversi ed innovativi.

Dopo una lunga parentesi di stasi creativa e scarsità di produzioni, dovuta forse alla maggiore attenzione riservata alle produzioni commerciali, i corti sono stati ampiamente rivalutati già a partire dagli anni ottanta anche con l’istituzione di numerosi concorsi e festival cinematografici a loro riservati.

Tratto da Wikipedia

Qui di seguito potete vedere e ascoltare un cortometraggio su tre artisti.

(si raccomanda l’ascolto in cuffia)
Un documento culturale sociale creativo che rappresenta l’arte marchigiana attuale attraverso tre artisti noti: S. Carlacchiani, A. Cartuccia, G. Perfetti.
Lingue: portoghese e francese. La struttura in capitoli segue la scansione delle fasi alchemiche nigredo albedo rubedo.
Voce recitante S. Carlacchiani.
Suoni: C. Nalli
Regia e montaggio: Claudio Nalli.

Annunci

2 risposte a “CORTOMETRAGGIO

  1. Dentro do artista di Claudio Nalli
    Una chiave interpretativa.
    L’opera è concepita come un tutt’uno integralmente poetico, dalla base recitata e sonora al video alle titolazioni. La presentazione iniziale dei nomi dei protagonisti è già una buona sintesi di tutto il cortometraggio: è una composizione scomposizione delle strutture significative, espressive, poetiche, culturali, identitarie. I protagonisti, che non sono attori professionisti ma gli artisti dei quali si mostrano anche le opere, svolgono azioni simboliche. Dopo una presentazione con spazi, nomi, titoli, facce, che presenta essa stessa motivi simbolici: la natura madre, abbeverarsi alla fonte, affacciarsi sul mondo, percorrere un cammino verso un obiettivo, sbarrare l’accesso alla zona sacra, fondere i nomi, dichiarare una poetica, ecc., si accede alla prima fase o capitolo del fare artistico che io identifico con l’alchemica nigredo, ovvero la fase della discesa nella materia o nel sé per dissolversi nel tutto, scomparire, non avere più riferimenti spaziotemporali giusti; lasciare il vuoto che si occupava per osservarne la natura e lo sviluppo. La prima nigredo è però leggera. La seconda è profonda, ovvero totalmente distruttiva della forma artistica, narrativa, sonora, sociale. Le fasi come già il titolo dell’opera stessa, vengono definite in portoghese (con una spruzzatina di francese) usato come lingua che manifesta un senso del magico superiore alle altre, ma nello stesso tempo è molto autoironica e dolcemente musicale. Dopo la putrefazione della materia/individuo/artista, la sua umiliazione, la sua frantumazione, si accede alla rinascita/ristrutturazione attraverso la fase dell’albedo, che si apre con l’artista che abbraccia il tutto fiducioso e contento come un bambino, seduto sulla terra dalla quale è appena emerso. Questa fase è caratterizzata dal bianco, che è spesso anche accecante. Infine si accede alla fase rubedo, il consolidamento del sé e della materia riformata, il ritrovamento della funzionalità dell’operare dove l’arte e l’artista tornano ad avere una specificità rispetto al caos del mondo, percependosi come felicemente unici e finiti.
    La voce recitante inizia con “Le città terribili” di D’Annunzio, che si contrappone al luogo naturalistico rituale nel quale l’artista si perderà per ritrovarsi. Segue con “Pace non trovo” di Petrarca, che è in sostanza una dichiarazione ancora oggi valida di cosa sia l’arte e l’artista.
    A partire dalla fase nigredo la voce recitante dichiara sempre, anche se con una passione variegata e con un suono più o meno sporco, il suo amore per il tutto e lo fa seriamente, giocosamente, ironicamente, iconicamente, bugiardamente, ecc.
    Finito il racconto con i titoli di coda, vengono messi a disposizione dell’osservatore dei secondi in più, come le pagine bianche alla fine di un libro; questo spazio viene definito “spazio disponibile”, come si usa fare nella pubblicità inespressa. Questo spazio nel suo piccolo serve anche a rimarcare il bisogno dell’artista e degli artisti in questione, compreso il regista, di destrutturare le forme espressive per renderle vitali e fresche, malleabili e duttili.
    Infine mi piace sottolineare i risvolti “sociali” e “psicologici” del corto nel senso che in vari punti si documentano gli ambienti di vita degli artisti, con persone animali e cose, che generalmente sono tralasciati dai documenti filmati e che invece risultano decisivi per comprendere la loro visione del mondo e dell’arte e svelano anche una sorta di vita segreta delle opere d’arte stesse.
    Claudio Nalli, 20/09/2012

  2. Grazie. Il tuo commento che ci hai inviato sul corto ci rende possibile una “lettura” più completa.Buon lavoro

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...