LE PROVE INVALSI

Cresce l’indignazione dei docenti italiani contro la valutazione a quiz gestita dall’Invalsi. Si susseguono le prese di posizione dei Collegi dei Docenti contro la somministrazione dei test previste per il prossimo maggio, numerose mozioni le trovate all’url http://www.cobas-scuola.it/index.php/AREE-TEMATICHE/INVALSI/Mozioni-e-documenti-di-Collegi-e-Assemblee-docenti-di-scuole-che-rifiutano-la-prove-Invalsi

L’impegno dei Cobas, in perfetta solitudine, attraverso decine di convegni Cesp, assemblee (nei pochi posti dove possiamo farle), diffusione di materiale informativo ecc. sta dando i suoi frutti. Dopo essere riusciti a bloccare le sperimentazioni “meritocratiche” del Miur si profila un ottimo risultato anche sul blocco delle prove Invalsi. Sull’home page del sito dei Cobas scuola trovate due articoli significativi sull’argomento apparsi lo scorso 18 marzo: il primo di Salvo Intravaia, su Repubblica.it e il secondo di Alessandra Migliozzi su Il Messagero.

Il giallo delle prove Invalsi scricchiola il “sistema Gelmini”, di Salvo Intravaia

Le prove per testare il livello di preparazione degli alunni italiani in programma a maggio, ma restano i dubbi sulla loro obbligatorietà e i cobas hanno lanciato una campagna che le contesta. I dubbi dell’avvocato dello Stato. Giallo sulle prove Invalsi, in calendario dal 10 al 13 maggio prossimi, le prove che testano il livello di preparazione degli alunni italiani. Sono obbligatorie o le scuole possono decidere di non farle? Egli insegnanti sono obbligati a somministrare i test? Dopo la lettera dell’avvocato dello Stato, Laura Paolucci, e la presa di posizione dei Cobas, la questione è tutt’altro che chiara. E le prove Invalsi, che per la prima volta diventano obbligatorie anche al superiore, rischiano di naufragare. I presidi delle scuole superiori si riuniscono, si chiamano e si interrogano sul da farsi. Alcuni chiedono al collegio di esprimersi in merito, altri inviano circolari perentorie: sono obbligatorie e occorre svolgerle. Ma come stanno in effetti le cose?

Le scuole hanno l’obbligo fare svolgere agli alunni delle scuole elementari (seconda e quinta), medie (prime) e superiori (seconda) le prove predisposte dall’Invalsi annualmente, ma gli insegnanti della scuola non hanno nessun obbligo di somministrare i questionari, di compilare le relative schede, né tanto meno di sorvegliare le classi durante lo svolgimento delle prove. Si tratterebbe, per i docenti, di lavoro straordinario che il capo d’istituto dovrebbe trovare il modo di retribuire con un compenso a parte. Se tutti i docenti a maggio si rifiutassero di “collaborare” con l’Invalsi, con quale personale potrebbe assicurare lo svolgimento delle prove il dirigente scolastico?

Ma c’è di più: le scuole non hanno fondi da distribuire per un’attività che non è
contemplata nel contratto di lavoro degli insegnanti e che non si saprebbe neppure come classificare. Secondo i Cobas, che stanno portando avanti una campagna nelle scuole per fare saltare le prove, “tutto il lavoro richiesto ai docenti per la somministrazione dei test non è obbligatorio”. Tutte le operazioni connesse con i test Invalsi comportano un lavoro aggiuntivo che non rientra fra i compiti “obbligatori” del docente e che, quindi, non è tenuto a svolgerlo. I docenti che decidessero di accettare tale compito aggiuntivo devono comunque essere remunerati con il fondo di istituto.

Linea sostanzialmente confermata dall’avvocato dello Stato, Laura Paolucci, in una missiva pubblicata sul sito dell’Ufficio scolastico regionale del Piemonte: le prove sono obbligatorie per le scuole e il collegio dei docenti non ha nessun potere di deliberare in merito. Gli obblighi di lavoro dei docenti sono articolati in “attività di insegnamento” e “attività funzionali all’attività di insegnamento”. La somministrazione delle prove Invalsi non può essere considerata, ovviamente attività di insegnamento, né attività funzionale, in quanto il contratto le elenca. E tra queste troviamo: la preparazione delle lezioni e delle esercitazioni; la correzione degli elaborati; la cura dei rapporti individuali con le famiglie. Ma anche la partecipazione ai consigli di classe, ai collegi dei docenti, i ricevimenti con le famiglie e gli scrutini.

Di eventuali prove, come quelle Invalsi, non vi è traccia. Ma alcuni presidi contano di aggirare l’ostacolo organizzando la somministrazione delle prove durante le ore di lezione. E’ possibile, in questo modo, risolvere il problema? Gli insegnanti, a questo punto, sono obbligati a svolgere un’attività diversa da quelle previste dalla cosiddetta “funzione docente”? La questione non mancherà di aprire altre polemiche, almeno fino a maggio.

Ma è l’intero sistema di valutazione messo in piedi dal ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, che nel complesso scricchiola. Il milleproroghe ne ha disegnato l’architettura in questo modo: l’Indire (l’Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa), che si occuperà della valutazione degli insegnanti; l’Invalsi, che testa la preparazione degli alunni, e il “corpo ispettivo”, che valuterà le scuole e i dirigenti scolastici. Un sistema che si regge su “tre gambe”.

Ma l’Invalsi, prima gamba del sistema di valutazione, è zoppa: potrebbe avere in futuro difficoltà a somministrare le prove agli alunni, perché nel contratto dei docenti non è previsto nessun impegno in tal senso. La seconda gamba, l’Indire, non c’è. E’ stato chiuso con la finanziaria e nel 2007 e l’altro istituto, l’Ansas (l’Agenzia nazionale per lo sviluppo dell’autonomia scolastica) – che secondo i decreti del ministro Gelmini dovrebbe svolgere un ruolo di consulenza riguardo ai progetti sul merito lanciati a Milano, Napoli e Torino, per gli insegnanti, e a Siracusa, Pisa e Cagliari, per le scuole – è stato prorogato di un anno, ma non ha tra le sue competenze quelle di valutare scuole e insegnanti. Insomma, un pasticcio.

La cosa è emersa in commissione Cultura al Senato qualche giorno fa. “Pur prendendo atto – ha dichiarato il sottosegretario Giuseppe Pizza – delle dichiarazioni rese dal rappresentante del governo in commissione, secondo cui si tratta di un errore tecnico, resta da chiarire se è intenzione del governo attribuire all’Ansas anche compiti di valutazione ovvero modificare diversamente la norma sul milleproroghe”.

C’è poi il corpo ispettivo, la terza gamba, che però ha il personale ai minimi termini. E il concorso in fase di svolgimento si preannuncia in salita: per un pasticcio nel bando, tantissimi esclusi ai test di ammissione si sono rivolti al Tar e la selezione, che comunque vadano le cose non si completerà prima di un anno, potrebbe subire uno stop, lasciando il sistema zoppo anche della terza gamba.

http://www.repubblica.it

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3 risposte a “LE PROVE INVALSI

  1. Pingback: scuolablog LE PROVE INVALSI | Elichenuove

  2. Prove Invalsi, GILDA: “docenti ridotti a burocrati”…
    È critico il giudizio espresso dalla Gilda degli Insegnanti sui test Invalsi che il ministero dell´istruzione ha esteso a tutte le scuole di ogni ordine e grado.
    In una mozione approvata durante l´assemblea nazionale che si è svolta a Roma il 26 e 27 c.a. la Gilda spiega i motivi della sua posizione.
    “La somministrazione di questi test”, si legge nel documento approvato, “verrà operata utilizzando i docenti come semplici impiegati e operatori delegati da Invalsi, senza che alcuna norma contrattale lo preveda e senza alcun riconoscimento economico per l´attività accessoria”.
    La Gilda invita dunque tutti gli insegnanti a rifiutare il lavoro di valutazione dei test, che spetta a chi li ha predisposti, e a chiedere il pagamento delle eventuali prestazioni accessorie nei casi in cui nei casi in cui i dirigenti provvedano con ordine di servizio ad obblighi non previsti da alcuna norma contrattuale.
    http://www.idocentiscapigliati.com/2011/04/prove-invalsi-gilda-docenti-ridotti.html#more

  3. Non si può non aggiungere anche questa nota.

    GELMINI, “BASTA CHIEDERE SOLDI. E’ PER SCREDITARCI”…

    I presidi delle scuole italiane devono ”smetterla di chiedere soldi” alle famiglie, anche perche’ questo e’ un modo surrettizio per ”screditare il governo”.
    Lo afferma il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini in una intervista a La Repubblica.
    ”La richiesta da parte dei presidi di contributi ai genitori degli alunni avviene in tutta Italia.
    Ed e’ una forma per criticarci, per far passare il messaggio che noi affamiamo la scuola e per costringere le famiglie a pagare” sostiene il ministro, prendendo spunto dal caso di una scuola elementare di Torino dove la preside avrebbe chiesto un contributo volontario ai genitori di circa cinquanta euro sollevando cosi’ molte polemiche.
    ”Alcuni dirigenti scolastici sanno amministrare bene, altri no e cercano di incolpare noi per le mancanze” accusa Gelmini.
    Se nel passato chiedere contributi ai genitori poteva avere ”comunque un senso”, prosegue il ministro, ”oggi i fondi ci sono e sono sufficienti. I soldi al fondo di funzionamento sono aumentati di 200 milioni di euro perche’ abbiamo risparmiato sulla voce pulizia”.
    http://www.idocentiscapigliati.com/2011/04/gelmini-basta-chiedere-soldi-e-per.html

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