PROGETTO CARCERE

Il carcere entra a scuola. Le scuole entrano in carcere

Un progetto di incontro e di confronto sulle pene, la legalità, la devianza, la sicurezza, la vita detentiva.

I percorsi didattici che vengono fatti dai ragazzi sono stati studiati e adattati ai diversi gruppi di alunni.

Qui di seguito abbiamo degli scritti e degli elaborati eseguiti dai ragazzi dalla 3°A,  seguiti dai vari insegnanti.

Categorie: Laboratorio Pittura – Prof. Cristina Boaretto – Disegno Professionale – Prof. Mariella Pizzo – Italiano – Prof. Alessandra Cassin – Arte Visive – Floriana Rigo – Riflessioni – Presentazione – Prof. L. Sperandio


progetto carcere

Agostini


Tracce per “scrittura libera” degli studenti nella fase iniziale del progetto

  1. Oggi si parla molto di sicurezza. Che cosa ti fa sentire insicuro/a?
  2. Che idea hai del carcere, di chi ci finisce dentro e dei motivi che spingono a commettere reati?
  3. Che idea ti sei fatto della Giustizia nel nostro paese? Come pensi che dovrebbero essere le pene?
  4. Quali sono le tue fonti di informazione sulle questioni che riguardano i reati, le pene, il carcere?
  5. Quali sono i comportamenti a rischio più frequenti fra i tuoi coetanei?

Mi fa sentire insicura uscire da sola sapendo di poter essere molestata  o uccisa da una macchina impazzita.

Secondo me, il carcere è un posto per chi commette reati, per i delinquenti. A certi serve per pensare ai reati commessi. Penso, tuttavia, che in carcere ci debbano andare i casi più gravi, per gli altri forse sarebbe meglio usare metodi rieducativi .

Esempio: se un ragazzo giovane spaccia della droga, lo mettono  in carcere 5 o 6 mesi, quando esce,  essendo stato a contatto con omicidi, drogati, anziché migliorare diventa ancor peggio.

Le cause che portano a commettere dei reati sono diverse , ma nessuna di queste ha giustificazioni .

La giustizia nel nostro paese non credo sia molto giusta , il più delle volte lascia dei delinquenti a piede libero e , secondo me, la pena dovrebbe essere più dura,  più severa soprattutto per chi ha commesso dei gravi reati .

Le mie fonti di informazione sulle questioni che riguardano i reati , le pene e il carcere  sono   la televisione,  i giornali e anche internet .

Non vedo comportamenti più a rischio o così frequenti fra i miei coetanei , o forse non sono cosi gravi rispetto ad altri.

Alessia Agostini   3 A  “Selvatico”




Conte 3A


Ormai penso che non ci si senta più sicuri, leggiamo ogni giorno sul giornale fatti di cronaca che mettono la pelle d’oca.

Io non mi sento sicuro nella mia città, perché con tutto quello che sento in giro non riesco più a vivere la mia libertà.

Basti pensare alle violenze che ogni giorno vengono fatte alle persone; viviamo in tempi di estrema paura perché il Mondo dell’informazione ci mette sempre davanti la crudeltà.

Il carcere per me è una giusta pena per chi commette reati, però non sono d’accordo in merito alle pene che vengono inflitte. Nel nostro paese, vedo molta superficialità nei confronti dei reati gravi.

Le persone commettono reati per vari motivi: ci sono le persone disturbate che  aggrediscono, ci sono persone che rubano perché non hanno altra via d’uscita e poi ci sono persone che fanno sciocchezze che poi pagheranno per anni.

La Giustizia, secondo me, non è ben organizzata: non si dà importanza ai reati più gravi e le pene dovrebbero essere più severe.

Le informazioni che ricevo sul carcere e i reati provengono dalla televisione e dai giornali.

Tra i miei coetanei vedo molta superficialità e ipocrisia, sono molto influenzabili e non riescono a prendere decisioni su loro stessi.

Massimiliano Franzutti 3A




Contin 3A


1) Io sono un ragazzo riservato, che non parla dei problemi ad amici vari, di conseguenza mi sento sicuro con la mia famiglia, e quando sono con la mia ragazza. Sono questi i momenti e i luoghi dove, se ho un problema, posso rifugiarmi. Sono queste le persone a cui posso raccontare le mie gioie, i miei dispiaceri e le mie paure; e sono queste persone che mi danno e sapranno dare sempre un consiglio e supportarmi nei momenti più difficili.

2) Il carcere  lo vedo come un luogo triste ed oscuro che rispecchia gli individui che vi alloggiano. Però può essere visto anche come un luogo di meditazione e di silenzio, dove le persone possono cambiare la loro vita e cancellare il passato. Di chi è la dentro non ho una bella impressione. I carcerati hanno commesso reati di vario genere e di diversa gravità, ed è giusto che scontino la loro pena. Vari sono i motivi che spingono queste persone a commettere reati; a volte perché spinti da amici, a volte perché non hanno mai avuto una famiglia o un punto di riferimento nella loro vita che li abbia guidati, e altre volte perché veramente in preda alla disperazione.

3) Credo che si possa dire che nel nostro paese la Giustizia non sia giusta e proporzionata ai reati commessi.

4) Non possiedo molte fonti di informazione a riguardo, perché più di tanto non mi sono mai interessato. Marginalmente, so che un anno carcerario è formato da 9 mesi anziché 12, che l’ ergastolo corrisponde a più di trent’ anni, e che c’è la buona condotta o che comunque la pena può essere ridotta. Nulla di più.

5) Uno dei comportamenti più a rischio ora come ora tra i miei coetanei è il “ bullismo “. Moltissimi ragazzi lo mettono in atto. Tale comportamento può assumere varie espressioni: dal deridere una persona e quindi arrivare veramente a renderle la vita impossibile ( e questo è il minimo), fino ad arrivare a forme di bullismo molto più atroci come picchiare i compagni, a volte pure quelli disabili, o chiedere addirittura il pizzo. Altro comportamento molto diffuso tra i ragazzi della mia età è il commercio di droga. I ragazzi si avvicinano molto precocemente a questi giri, per avere i jeans firmati, il cellulare di ultima generazione o il motorino, ma difficilmente riescono ad uscirne.

Nicolò Mazzucato 3° A  “Selvatico”



progetto carcere - Casaroli

Casaroli 3A


Mi fa sentire insicura: uscire di casa la sera da sola, aspettare l’autobus in una fermata isolata quando è buio e rimanere a casa da sola quando la sera i miei genitori vanno al cinema.

Queste situazioni mi creano insicurezza, perchè temo di incontrare delle persone sconosciute che mi possano fare del male come, ad esempio, violentare.

Quando rimango a casa da sola ho paura che entrino i ladri e sto attenta a non aprire la porta a nessuno.

Per me, il carcere è un ambiente dove vengono rinchiusi i delinquenti,alcuni di loro riflettono sugli errori commessi arrivando a pentirsi.

Non sono solo i poveri a commettere reati, ma anche adulti e giovani benestanti.

Ciò che li spinge, secondo me, è dimostrare di essere bravi agli occhi degli altri.

Nel nostro paese la giustizia è un percorso lungo, ci vuole molto tempo per ottenere un processo.

A volte chi commette dei reati meno gravi rimane in carcere più a lungo di chi ne commette di molto gravi.

Le pene dovrebbero essere più severe, il condannato dovrebbe scontare tutti i suoi anni di pena senza la possibilità di uscire per buona condotta.

Le fonti di informazioni sono i giornali, ma soprattutto i telegiornali.

I comportamenti a rischio fra i miei compagni sono: rubare per farsi vedere dal gruppo di amici, fumare spinelli, atteggiamenti di bullismo, comportamenti violenti verso gli amici e il mancato rispetto dell’ambiente che ci circonda.

Valentina Urso  3 A “Selvatico”



Franzutti 3A


  1. Mi fa sentire insicura essere sola in un posto con persone che non conosco.
  2. Secondo me, chi finisce in carcere è perché ha commesso un reato, perciò è giusta come pena. Si sente molto parlare di persone che commettono cose ingiuste, per questo motivo è necessario che vengano penalizzati così.
  3. Molte persone che commettono reati gravi, scontano, secondo me, pene non troppo severe, infatti alcuni rimangono in carcere per poco tempo e vengono liberati dopo poco tempo.
  4. Le fonti di informazione in cui sento più parlare di questo argomento, sono il telegiornale, giornali, quotidiani ed anche libri.
  5. I ragazzi d’ oggi, secondo me, finiscono nei guai anche con poco. Ci sono ragazzi che per farsi notare dagli altri, o per sembrare più grandi, si drogano, spacciano, rubano e usano la violenza, come se per loro fosse un gioco.

Trabuio Paola 3A “Selvatico”



Spada


LE EMOZIONI  E LA VITA

L’umanità…ah! Che grande rompicapo capirla…

Recentemente abbiamo avuto un incontro con dei carcerati, nel carcere di Padova, che mi ha aperto gli occhi:  alcune cose le ho comprese, ma altre ancora mi sfuggono.

Ho verificato quanto complesso è l’uomo nel suo agire, comprese le motivazioni  che lo spingono a compiere un reato. Ad esempio, un omicida  può avere ucciso per instabilità mentale, un altro per difendersi da un’aggressione  diventando così  da vittima a colpevole.

Detto ciò, in carcere ho ascoltato almeno sette testimonianze di uomini che hanno raccontato la loro esperienza, la loro condanna.

Ho ascoltato con particolare attenzione un ragazzo di circa trent’anni, il quale ci ha raccontato che è passato in molte carceri di vari paesi, e in uno, in particolare, ha subito delle violenze atroci. Era considerato pazzo, veniva imbottito di psicofarmaci, e quando aveva delle crisi esagerate veniva legato nudo ad un lettino e gli facevano del male per punizione. Io sono rimasta impietrita mentre ascoltavo, quasi incredula, perché al di là di ciò che ha fatto, è un uomo, ha una mente, e solo Dio sa cosa stava pensando in quei momenti tragici.

Poi, finalmente il trasferimento nel carcere di Padova, dove si trova tuttora, e nel quale gli è stato permesso di studiare, capire ciò che lo circonda, e l’importanza che hanno la ragione e il sentimento per la vita, anche dentro il carcere.

Il suo caso può essere un esempio per tutti i carcerati, anzi di sicuro lo sarà, perché grazie alle competenze che ha acquisito, lui ha potuto raccontare a noi la sua esperienza. Io penso che il percorso che sta compiendo sia una cosa giustissima, perché gli permette di comprendere  profondamente ciò che ha commesso e che ha determinato la sua condanna.

Questa esperienza dentro al carcere mi ha colpita e mi ha aiutato a riflettere sulla mia vita. Mi sento una persona molto fortunata, perché ho una famiglia che mi vuole bene e, al di là di ciò che la vita fino ad oggi mi ha offerto di negativo, posso sempre contare su di loro. Inoltre, ho il privilegio di avere amici che mi vogliono bene per quello che sono, che mi sostengono nei momenti peggiori e mi accompagnano in quelli gioiosi.

Mi auguro di rimanere sempre così, una ragazza creativa e comprensiva, e spero di non trovarmi mai nella situazione in cui si è trovato chi è in carcere, perché so quanto può essere facile finire dietro le sbarre.

Per questo io spero che la ragione e il cuore mi guidino sempre nella direzione giusta, mentre percorro il mio cammino di vita.

Giada Contin 3A



Spada3


“IL CARCERE”

Inizio col dire che non ho mai riflettuto veramente sul concetto “carcere”.

Mi sono sempre limitata a pensare che una persona sta in carcere per reati commessi contro altri, ma non ho mai provato a pensare che cosa abbia spinto una persona a compiere un gesto più o meno estremo. Non riesco ad immaginare cosa significhi veramente stare all’interno di queste strutture, soprattutto non mi sono mai soffermata a pensare ai carceri minorili dove sono rinchiusi miei coetanei, ragazzi come me, che magari a vederli non diresti mai siano dei “ delinquenti”.

Il perché compiano questi gesti non è mai totalmente comprensibile, secondo me, l’insicurezza di questi ragazzi, ragazze, di questi uomini e di queste donne, non la possiamo capire noi, dall’esterno, perché le situazioni a volte bisogna viverle.

Chissà se è stato un momento di debolezza,  di cui  pentirsi oppure una cosa già pianificata per qualche motivo. Chissà se è un male che cova dentro da tempo.  Prendiamo in considerazione un ragazzo della mia età, più o meno, come si fa a capire la mente contorta di un adolescente?

È praticamente impossibile, si possono fare dei tentativi, per darsi delle risposte che possono metterci “ l’anima in pace”.

Molti adolescenti seguono il gruppo, la moda, tentano di emergere in questo modo sui loro compagni. Altri invece seguono il cuore, perché la testa ormai l’hanno persa, seguono l’istinto che però prima o poi sbaglia e spinge a compiere il passo falso.

Questi ragazzi sono condannati alla reclusione, alla perdita di identità, alla lontananza dalla famiglia e dalle persone a cui tengono davvero, condannati da una giustizia che non è infallibile, perché nel nostro paese è lenta e  poco efficace.

E per cosa lo fanno, poi? Per divertirsi, per passare il tempo, per dimostrarsi migliori agli occhi di qualcuno, o per sfuggire da una realtà difficile, a volte invivibile per un adolescente.

Mi piacerebbe capirne di più sulla reclusione adulta e quella minorile. Perciò spero che questo progetto mi porti a riflettere sulle conseguenze del tempo passato all’interno di queste strutture, sia a livello psicologico,  sia a livello caratteriale.

Eleonora Galeazzo    3 A “Selvatico”



Trabuio 3A “Selvatico”


LE EMOZIONI E LA VITA

Alcune esperienze hanno il potere di farci pensare e, talvolta, di cambiarci.

Con la professoressa Cassin abbiamo partecipato ad un incontro in Carcere, in particolare quello di Padova, mercoledì 10 Marzo.

Abbiamo parlato con alcuni carcerati, ci hanno presentato le loro testimonianze e tra queste, mi ha colpito molto il racconto di Pietro di 33 anni.

Lui, dai 14 anni ha cominciato a rubare, pensava solo ai soldi e non si preoccupava di chi gli stava vicino. Dopo un breve periodo lo arrestarono nel carcere di Como; dopo alcuni anni, una volta rilasciato, ha continuato nella brutta strada, spacciando e alla fine ha ucciso un uomo ed è stato condannato all’ergastolo.

E’ impazzito perchè stare tutti gli anni della sua vita in carcere e un “orrore”; lo hanno ricoverato nel Manicomio, legato ad una barella e gli somministravano, ogni giorno, dei farmaci per calmarlo.

Adesso Pietro ha un permesso per studiare all’università e ora ha già preso il diploma.

Per me il carcere rappresenta una “stanza senza uscita” dove stai dentro per anni e solo se lo vuoi davvero puoi uscire cambiato con la prospettiva di non commettere più gli stessi sbagli.

Dal suo racconto appare questa finta verità: dopo essere uscito dal carcere, la gente che ti sta attorno non ti guarda più nello stesso modo di prima e cambiano strada per paura di incontrarti.

I propri cari, al corrente dell’accaduto, si “distruggono” dentro e il legame è più rigido.

Conosco un cantante, Tiziano Ferro che con la canzone “scivoli di nuovo” racconta la vita dei carcerati.

Alcuni versi mi hanno colpita: “comprendere le facce troppo assenti per capire i tuoi silenzi e non vergognarti e scivoli di nuovo ancora…..”.

Queste parole vogliono significare che i carcerati hanno difficoltà ad integrarsi e a capire le persone che li circondano; non capiscono “l’ultimo arrivato” perchè sta sempre in silenzio e isolato dagli altri; può “scivolare” cioè sbagliare e commettere errori.

Per me, è stupido diminuire gli anni del carcere solo per buona condotta, perchè chi commette errori si deve assumere le sue responsabilità e capire le conseguenze di ciò che sta facendo; quegli anni sono inflitti dal GIudice in base al reato commesso.

Questi errori possono essere provocati da una educazione non corretta dei genitori che spesso viziano i figli, ma non solo questo, molte sono le cause.

Molti reati vengono commessi anche sotto l’effetto della droga.

Questi reati colpiscono anche i giovani, infatti spesso sono attirati dagli amici ed entrano a far parte di alcune bande di teppisti o ladri solo per comprarsi droga e alcol.

Alcuni casi sono tragici, perchè vanno a rubare, uccidono qualcuno ed entrambi, sia il colpevole che la vittima non si riprendono più da quello “shock” che li terrà in una “prigione mentale” per tutta la vita.

In letteratura abbiamo affrontato l’Orlando Furioso e nel proemio Ariosto racconta, in alcuni versi, la “Follia di Orlando”, per aver perso la sua amata, la cerca per tutta la selva e alla fine capisce che un cavaliere l’ha sposata.

Questa storia ruota intorno ad un’inchiesta cioè la ricerca dell’oggetto del desiderio.

Racconto questo, perchè le persone che ora sono in carcere seguono il loro desiderio, ad esempio i soldi, ma dopo ne pagano le conseguenze.

Ora, l’idea di sicurezza nel mondo non c’è, infatti bisogna essere molto prudenti ed è pericoloso anche uscire dalla porta di casa.

Ci sono tante forme di libertà: la libertà fisica e, per me la più importante, la libertà di pensiero cioè la possibilità di esprimere tutto quello che una persona ha dentro senza problemi.

Valentina Urso 3’A



Urso 3A


Le emozioni e la vita…

Penso che nessuno di noi sappia com’è realmente un carcere: lo immaginiamo come un luogo cupo, freddo, sotto costante tensione, dove criminali vivono tra loro, dove pagano per il dolore  provocato, in cui a volte si confrontano e socializzano. In alcuni casi, però, è anche un luogo in cui si creano delle attività di recupero, rieducazione, come ad esempio con il progetto “RISTRETTI ORIZZONTI” che cerca di trasmettere ai carcerati, un senso di continuità e di speranza in un futuro, dopo la pena. Ma, in molti altri casi, le carceri sono luoghi senza dignità, posti in cui per mangiare o andare al bagno bisogna fare a turni, dove per scontare la propria pena si deve convivere con altri cinque detenuti in nove metri quadri, perchè si stanno verificando sempre più casi di sovraffollamento. E così, per un carcerato, anche quei pochi anni di pena, possono trasformarsi in momenti strazianti, in ricordi che non si cancelleranno mai dalla mente.

Poche settimane fa, siamo andati in visita al carcere “Due Palazzi” di Padova: il paesaggio si presentava freddo e desolato, anche perché la notte prima aveva nevicato. All’arrivo, l’immagine che più mi è rimasta impressa nella mente è stata quella degli alti cancelli in metallo ricoperti di neve, che delimitavano il perimetro. Attraversandoli, ho sentito come se quella piccola fetta di libertà che ognuno di noi ha, mi venisse strappata. Quando si entra in un carcere per scontare una pena, penso che non ci si guardi molto intorno sapendo che si devono scontare anni e anni al suo interno. Ma quando si visita un carcere, si riescono a scrutare suoni, immagini, pensieri mai percepiti fino ad allora, come, ad esempio, il rumore dei cancelli di sicurezza quando si chiudono, o il pensiero di cosa significhi trascorrere un pezzo di vita lì dentro.

Ripensando ora alla visita in carcere, mi vengono in mente parole, canzoni, disegni, fotografie che sono collegate tra loro e che hanno in comune un’unica tematica: “LIBERTA”. La nostra società si basa principalmente sulla libertà, senza di essa, un uomo non può definirsi una persona, diventa un oggetto, un automa. Entrando in carcere, un detenuto, viene espropriato della sua libertà. In realtà, l’ha già perduta  commettendo un qualsiasi reato, perdendo il controllo di sé.

Penso che si debba  fare continuamente riferimento alla libertà, perché  è  l’unico valore veramente importante, l’unica speranza che ci rimane quando tutto il resto è perduto. Non dobbiamo mai dimenticarlo, è una luce anche per chi ha un futuro oscuro davanti a sé.

Luca Trivellato 3A “Selvatico”


Trivellato 3A


Una mattinata insolita…

Oggi noi ragazzi di due differenti classi, abbiamo partecipato all’ incontro con due carcerati.

Essi hanno iniziato raccontandoci della situazione all’ interno del carcere, e poi hanno continuato con la spiegazione dei loro differenti, ma simili reati.

Erano una donna, Paola, e un giovane, Andrea.

Paola ci ha spiegato che è finita in carcere per motivi di droga e ci ha raccontato dettagliatamente tutto ciò che le era successo prima di finire in carcere.

Dava l’impressione di essere una donna forte di carattere, tenace, ma lei raccontava di sé  in maniera completamente opposta. Dopo la morte di suo marito era caduta in una forte depressione; aveva una figlia da mantenere, si è ritrovata con problemi finanziari e così facilmente  è entrata nel circolo della droga.

Mentre parlava, emergeva tutto il dolore da lei provato nel periodo in cui spacciava. Conduceva una doppia vita: a casa con la figlia, e in giro per il mondo a spacciare droga. Nessuno sapeva cosa le stava accadendo, perchè lei voleva arrangiarsi come poteva, non chiedendo aiuto alle persone a lei più care, ma tutto ciò le è costato anni di carcere.

La storia più agghiacciante è stata quella dell’ uomo. Lui è in prigione per omicidio.

Fin da ragazzino, fumava. Era cosciente di ciò che faceva, perchè si poneva dei limiti. Diceva a se stesso che avrebbe fumato solo sigarette, ma, quando si è ritrovato con “amici” che lo hanno spinto ad assumere sostanze più forti, ha ceduto, e dalla sigaretta è passato allo spinello, poi all’ eroina. Tutto questo però in tempi lunghi e distanti tra loro.

Ci ha spiegato con precisione gli effetti che ha prodotto la droga su di lui. Dopo  3 giorni consecutivi di assunzione pensava solo alla droga, la“roba”, a come procurarsela, quando assumerla. Senza non riusciva più a vivere sia psicologicamente, sia fisicamente, perchè gli faceva male ogni parte del corpo. Cosi continuò ad assumerla regolarmente, ogni giorno, fino a quando i soldi non gli sono più bastati. Iniziò a chiederli ai parenti, così essi si accorsero di ciò che gli stava accadendo. Subito iniziò la disintossicazione. Lui, costretto a non assumere più la “roba”, si sentiva a pezzi. Era diventato una larva, non riusciva a muovere i muscoli, perchè tutti gli dolevano terribilmente.

Quando riuscì finalmente a rimettersi in piedi, in uno stato comunque pessimo, iniziò a sfuggire al controllo dei suoi parenti, scappando anche di casa. L’unico suo scopo era sempre e solo la “roba”.

Fino a che, una sera, si consumò l’omicidio.

Ci ha spiegato che quando diventi dipendente dalla droga, l’unico tuo desiderio è assumerla e averla sempre. Non esistono affetti, amori, felicità o dolore. Vivi per lei e  basta. Ogni ostacolo che si mette tra te e lei, va eliminato.

Mentre parlava, in aula è sceso il silenzio .

Io ero colpita dal suo comportamento: era completamente immerso nella narrazione di quel suo periodo di vita atroce.

Inconsapevolmente mi sono ritrovata a guardare le sue mani: erano mani pallide, grandi, mani che avevano ucciso. E i suoi occhi, alle volte apparivano assenti, occhi che avevano visto una persona morire.

Alla fine della sua storia, aveva le mani che si contorcevano, ed il suo sguardo, qualche volta era perso, e a volte sembrava scrutarci, nel tentativo di scovare qualche nostra reazione nascosta dall’apparente silenzio dell’aula .

Non riuscivo  a dire nulla, perchè c’era una domanda che mi assillava: ”Ma che cos’è la vita?” in essa c’è sempre il dolore , anche se non sembra, o lo nascondi. Si vive con il dolore e la tristezza che si alternano con l’apparente felicità. Ti senti felice, ma poi ti accorgi che è solo per pochi attimi, perchè poi essa viene sempre spazzata via dalla  tristezza e dal dolore.

Tuttavia, questo incontro mi ha fatto capire molte cose. Prima io dicevo:”Quelli che hanno commesso reati meritano di stare rinchiusi a vita! Non devono avere lavori da fare, ecc…”. Ero molto rigida nei loro confronti, Ora penso che, per farli stare dentro a vita, ci sarebbe bisogno di tante carceri, di soldi per mantenerli dignitosamente. E’ meglio farli lavorare, perchè così si sentano utili, ma bisogna anche aiutarli a fare un percorso di rieducazione per affrontare senza rancori una nuova vita inseriti nella società.

Contin Giada 3A “Selvatico”

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4 risposte a “PROGETTO CARCERE

  1. Lorenza Sperandio

    Ciao ragazzi della 3°A, ho “ascoltato” leggendo i vostri pensieri, le vostre ansie, i vostri dubbi in argomenti così impegnativi. Questa, penso sia stata una delle riflessioni più tangibili che vi ha fatto crescere e soffermarvi anche sulle sofferenze di persone che sembrano così lontane da noi. Ho anche osservato a lungo i vostri elaborati e ho notato una pregnanza di dolore e turbamento che siete riusciti ad esprimere. Vi auguro, dopo una esperienza che ha toccato tutte le vostre corde emotive di continuare ad essere (come è stato in questo caso) delle persone oltre che critiche anche sensibili. Ora aspetto da voi tutti che guardate queste pagine sul progetto carcere dei commenti. Lorenza Sperandio

  2. cristina boaretto

    Ciao ragazzi come vostra insegnante volevo congratularmi con tutti voi per il buon lavoro svolto. Avete saputo trasmette attraverso l’opera pittorica pensieri , concetti , emozioni, turbamenti e angosce interpretando artisticamente con personalità , creatività e impegno il progetto sul carcere i” mostri dentro e fuori di noi”. Vi auguro che questa importante esperienza contribuisca sempre a farvi riflettere che la libertà è un bene prezioso da custodire e proteggere.

  3. Grazie ragazzi della III A per le emozioni che mi avete saputo dare con la vostra partecipazione al progetto carcere e per aver saputo mettere in pratica gli insegnamenti che vi ho dato in questo triennio. Vi auguro di vivere ancora momenti così entusiasmanti.

  4. Mie care professoresse, grazie a voi sono riuscita a esprimere i miei pensieri e la mia sensibilità attraverso la pittura, un’ arte che ha tanto da trasmettere …Mi auguro di partacipare a molti altri progetti con voi anche nei prossimi anni, e se la sorte cambiarà i docenti della 3A attuale, custodirò sempre i vostri preziosi insegnamenti.
    Contin Giada 3A

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