RENATO PETRUCCI- calend(i)ario di una quotidiana mini(n)atura di sogni e storie della memoria collettiva

Renato Petrucci

Biografia Renato Petrucci è di origine abbruzzese. Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Roma e si diploma in scultura con Pericle Fazzini, che ne segna l’attività con l’adesione alla realtà e al significato del proprio fare, così espresso dallo stesso maestro: “… credo che il vero artista abbia il potere di fissare le proprie sensazioni e il sentimento del proprio tempo in accordi spaziali e dentro i ritmi geometrici”.

Appena diplomato, dà vita con altri colleghi al “Gruppo di ricerca fotografica e audiovisivo per un’analisi alternativa della comunicazione” che trova nel critico Enrico Crispolti un valido sostenitore. La novità della proposta si apre a dibattiti pubblici a cui seguono mostre a Roma, in altre città italiane e alla XXXVI Biennale di Venezia.

Negli anni Ottanta inizia l’insegnamento di discipline plastiche all’Istituto d’Arte “Pietro Selvatico” di Padova. La sua attività di insegnante gli permette di interessarsi alla creatività giovanile e ai linguaggi innovativi e sperimentali, sostenendo e guidando i giovani artisti. Ma la sua attenzione alla creatività giovanile si rivolge anche all’esterno della scuola e dà vita a iniziative che coinvolgono la città: la realizzazione dei murales del Parco Prandina in Corso Milano da parte degli studenti del Selvatico e la costituzione nel 1989, all’interno di PROGETTO GIOVANI del Comune di Padova, di un settore legato alla promozione di dibattiti, mostre, varie iniziative per sostenere e guidare i giovani artisti.

Della sua città d’origine, Penne, terra colta, ricca di tracce antiche specie rinascimentali, conserva un equilibrio che permette di cogliere i valori profondi che accomunano le persone e improntano la sua ricerca personale. Promuove a Padova mostre di artisti abruzzesi creando attraverso l’arte una comunicazione, un legame culturale tra le due terre.

Muore a Padova nel 1999.

immagine Pneuma

Opere
Il periodo della fine degli anni Settanta ha come protagonista la ceramica accesa con i colori intensi delle vernici per automobili, coperta da scritte e modellata in forme metafisiche, in città sognate, “ Città dei desideri liquidi”, “Ascoltando il paesaggio”; seguono nello stesso materiale delle steli che hanno come protagonista il mito, chiave per interrogarsi sul senso della vita.

Negli anni Ottanta accosta alla ceramica il bronzo e dà vita a installazioni con figurette danzanti su lunghi steli, che si interrogano sui valori della vita. Le sue opere sono esposte in una serie di mostre negli anni Novanta, insieme a quelle di altri amici del gruppo “Visiva Anni Novanta” coordinato da Maria Beatrice Autizi Rigobello.

Si cimenta con tecniche diverse, la pittura a colori contrastanti acrilici nel ciclo “Pneuma – Partenze”, la scultura lucente e levigata in marmo di Carrara, la cera fluida e trasparente in dittici di grandi dimensioni in cui protagonista è sempre l’uomo.

Il rapporto con la natura diventa un impulso per realizzare nuove composizioni in bronzo: canne palustri, rami di vite si solidificano nella colata del metallo per sostenere un’umanità inquieta e nei titoli suggestivi e rivelatori si fa riferimento alla narrazione biblica: “A due passi dal cielo”, “Io vi aprirò l’abbondanza della vita”. Una raccolta di conchiglie diventa occasioni per creare delle piccole sculture in argento, in cui guerrieri, amanti, conchiglie si saldano in un rapporto poetico con il mare.

La poesia, in versi sciolti, resta un altro documento della sua presenza al mondo.

Riferimento:

QUOTIDIANA

Padovacultura

flickr

koikoikoi

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